
DIFFICOLTÀ: Facile. T ( Turistico con qualche tratto E)
DISLIVELLO: 200 m D+
TEMPO: 3h (2.5h passeggiata)
PERIODO: Tutto l’anno
ACCESSIBILITÀ: Adulti, Ragazzi. Ideale per scolaresche e Gruppi.
Adatto anche per persone con disabilità di tipo uditivo e visivo se accompagnati
Storico
L’intervento britannico sull’Altopiano di Asiago 7 Comuni durante la Prima Guerra Mondiale è una pagina poco nota ma straordinariamente significativa della storia locale e internazionale. Dopo la disfatta di Caporetto (ottobre 1917), l’Italia si trovò in grave difficoltà, e fu proprio in quel momento che gli Alleati decisero di inviare rinforzi: tra questi, il Corpo di Spedizione Britannico. Questo percorso è ideale per chi desidera conoscere questo aspetto poco noto della prima guerra mondiale: l’intervento degli alleati a difesa del margine meridionale dell’Altopiano, barriera ideale che conteneva l’esercito imperiale sulla catena di monti posti a baluardo della pianura veneta. Nel novembre 1917, per parare le conseguenze di Caporetto, arrivò in Italia il corpo di spedizione britannico B.E.F. (British Expeditionary Force Italy).
Arrivo e dislocazione: A partire dal marzo 1918, il XIV Corpo britannico fu schierato tra Asiago e Canove, con circa 36.000 uomini delle divisioni 5ª, 7ª, 23ª, 41ª e 48ª, sotto il comando del generale Sir Herbert Plumer.
Ruolo difensivo: Il compito ufficiale era di supporto difensivo alle truppe italiane, ma gli inglesi furono coinvolti in duri combattimenti, specialmente durante l’offensiva austriaca del 15–16 giugno 1918, conosciuta anche come “Battaglia del Solstizio” quando il fronte fu sfondato per circa un chilometro e poi riconquistato. I britannici si fecero carico anche di molte incursioni notturne lungo la linea avversaria.
Perdite e sacrificio: In quell’azione, i “Tommies” subirono circa 1.400 perdite tra morti, feriti e dispersi. Il loro contributo fu determinante per contenere l’avanzata austro-ungarica verso la pianura veneta.
Cimiteri e memoria: I cimiteri britannici sull’Altopiano, come quello del Barenthal, (vedi foto) sono luoghi di grande suggestione. Le lapidi bianche, tutte uguali e provenienti dalle scogliere di Dover, testimoniano l’uguaglianza nel sacrificio: ufficiali e soldati semplici riposano fianco a fianco.
Comando e logistica: Il quartier generale inglese fu stabilito a Villa Godi Valmarana a Lugo Vicentino. Anche la RAF era presente con quattro squadroni operativi negli aerodromi di Padova, Vicenza e Treviso. Sull’Altopiano rimangono però significative vestigia del passaggio dell’esercito britannico, come scritte, trincee e i significativi “ospedaletti”.
Lo sapevi che:
Origine del termine “Tommy”
Nome campione nei documenti ufficiali: Dal 1815, il Ministero della Guerra britannico utilizzava “Tommy Atkins” come nome fittizio nei moduli di arruolamento, simile al nostro “Mario Rossi”.
Uso nel XIX secolo: Il termine si diffuse tra le truppe e divenne sinonimo di soldato britannico, soprattutto durante le guerre coloniali e la Prima Guerra Mondiale.
Diffusione internazionale: Durante la Grande Guerra, soldati tedeschi e francesi chiamavano “Tommy” in maniera generica i britannici nelle trincee per comunicare con loro.
Rudyard Kipling, uno dei più celebri scrittori e poeti britannici del XIX e XX secolo, noto per opere come Il libro della giungla e per il suo profondo legame con l’Impero britannico, ha immortalato il nome nel suo poema Tommy (poesia che descrive la vita del soldato britannico comune), contribuendo alla sua popolarità.
Il termine è stato usato fino alla Seconda Guerra Mondiale, poi è andato in disuso, anche se rimane parte della cultura militare britannica.
“Tommy” è diventato un soprannome affettuoso e riconoscibile per il soldato britannico, simbolo di coraggio e dedizione. È l’equivalente inglese di altri nomi generici militari come “G.I.” per gli americani o “Poilu” per i francesi.